Cultura 06:00

Avezzano si congeda malinconica dalla sua "Notte della Chimera" che l'ha riportata a casa. GUARDA IL VIDEO DEL CONCERTO DI APERTURA

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Sulle note della Canzone Popolare , che hanno  avvolto Palazzo Torlonia in un lungo e nostalgico abbraccio, si è conclusa domenica , dopo tre giorni densi di eventi e di emozioni,  la I edizione de “La Notte della Chimera” il Festival internazionale delle Arti di Avezzano.

 

Le porte del Palazzo tornano a chiudersi, stavolta però  imprigionando nella memoria di ogni pietra il ricordo indelebile di un Popolo che ha mosso i primi passi per ritrovare e ricostruire la propria identità, il senso di appartenenza e il ritorno alle proprie radici. Un Popolo che è tornato finalmente a casa dopo un lungo viaggio.

 

E' sceso il sipario sulla "Notte della Chimera", ma non sulle coscienze dei Marsicani, toccate nel profondo da ricordi lontani e sopiti, ma mai dimenticati: ognuno ha ritrovato se stesso in quel luogo sottratto per tanto tempo alla memoria del cuore.

Impossibile sarà dimenticare le parole dell’ attore avezzanese Lino Guanciale, che nel ricevere il Premio Chimera D’oro per il Cinema ha detto, commosso, di non aver mai visto quel luogo.

 

Impossibile sarà dimenticare l’attimo infinito in cui il silenzio secolare è stato rotto dall’esibizione straordinaria dell'Orchestra "Marco Dall’Aquila", magistralmente e meravigliosamente diretta nella serata d’apertura dal M Jacopo Sipari di Pescasseroli.


Difficile descrivere l’ incanto che il giovanissimo direttore d’orchestra è riuscito ancora una volta a portare in scena, difficile descrivere la magia, la follia, il calore e il colore di quei suoni, e il loro odore intrecciato, indissolubilmente avvinghiato, a quello della Terra appena bagnata da una pioggia che si è inchinata all’amore potente e prepotente di un Popolo per le proprie radici.

 

Tre ore di un concerto in cui il pubblico è stato preso per mano e portato sui palcoscenici più prestigiosi di tutto il mondo ad ascoltare i brani senza tempo di Giacomo Puccini, Andrew Lloyd Webber, Ennio Morricone, Astor Piazzolla.

Come ha detto una rapita ed affascinata Fioretta Mari,  premiata con la Chimera d’oro per la sua carriera di attrice,  “Sembra di essere in un Teatro a Roma, Milano o Firenze. Mi complimento con gli amministratori di questa Città che ancora credono ed investono nella cultura e che hanno regalato ai cittadini un tale spettacolo”.

 

Avezzano informa è andato a cercare, trovandolo dietro le quinte dell’evento, schivo e discreto come in ogni occasione, l'ideatore e promotore  della manifestazione, l’Assessore alla Cultura del Comune di Avezzano Gabriele De Angelis che ha fortemente creduto nella riuscita dell’evento.

 

“La notte della Chimera è stata una nuova, importante scommessa di questa Amministrazione che dopo la riapertura dell’ Ente Fiera ha voluto restituire ai cittadini un altro pezzo, ancora più significativo, della loro Città. Due erano gli importanti obiettivi che abbiamo voluto raggiungere con questo evento: riportare ad Avezzano una manifestazione attraverso la quale ritrovare il senso di appartenenza e di comunità e riaprire le porte di un luogo simbolico come Parco Torlonia restituendo un tassello importante alla storia personale e comunitaria di ogni cittadino.La risposta dei cittadini, l'altissima partecipazione e i consensi registrati sono stati la conferma che per questa città la Cultura ed il senso di appartenenza al proprio Territorio sono ancora valori da preservare e tramandare."



E’ sorto il sole sulla Notte della Chimera, ma Avezzano conserverà a lungo il ricordo di questi tre giorni in cui ha riscoperto le sue radici e la sua storia nel luogo che resta uno degli ultimi simboli e testimoni di una Città che non c’è più, distrutta dal sisma devastante del 1915, e che ancora fatica a ritrovare se stessa e la sua vera identità.

 Mi ero avvicinata emozionata, intimidita e frastornata da un luogo sconosciuto ed austero che è diventato mio non appena mi sono seduta ad ascoltare, sentire, ricordare.

 

Impossibile non prendere in prestito le parole di Coelho e il suo amore per i luoghi d’origine, impossibile non pensare a Pilar che sulla sponda del Fiume Pedra si è seduta e ha pianto.

 

FDF