La satira nasce come genere letterario da un noto poeta greco che un giorno si svegliò e decise di prendere in giro chi dettava le leggi sociali, culturali e politiche all'interno delle antiche polis. Meglio: la satira nasce quando un giorno un qualsiasi cittadino dell'antica Grecia, ormai saturo delle contraddizioni umane, decise di fare dell'umorismo su fatti della vita politica, culturale e sociale. Gli eventi storici che susseguirono sono noti a tutti, poco nota divenne con il passare del tempo la satira. Ignorata a lungo da giovani coboldi esperti in comunicazione di massa e like social tornò in auge come una bomba. No a causa di una bomba di proiettili.
Nell'era della massificazione zuckerberghiana la satira diventa libertà di pensiero e parola contro un sistema di violenza che affligge il mondo dal 2001 (anche prima). Ma la libertà è un concetto molto labile. Da poco la satira ha subito un capovolgimento. Solita divisione dell'opinione pubblica e social, soliti pro, soliti contro, solite contraddizioni. L'ingrediente che manca al minestrone è sempre lo stesso: la riflessione, intesa come olio lubrificatore per quelle rotelle cerebrali da rimettere in moto.
Avere il proprio pensiero è fondamentale ma pensare lo è ancora di più. L'invito è facoltativo ma vivamente consigliato. Non tutto è social.
Chiara Marini